Scarpe per il barefoot running: cinque modelli per correre come a piedi scalzi

Vibram Fivefingers - scarpe barefoot runningCorridori che hanno vinto scalzi importanti competizioni non sono mancati. L’immagine di Abebe Bikila che taglia vittorioso il traguardo della maratona di Roma alle Olimpiadi del 1960 è impresso nella memoria di ogni runner.
Quello, però, era barefoot running fatto da atleti di alto livello, che si vedevano gareggiare alla televisione, su cui si poteva scommettere se, e quale, famoso brand di scarpe sportive li avrebbe convertiti all’uso delle scarpette.

Oggi, il concetto di barefoot running tocca più da vicino tutti i podisti, perché tutte le aziende stanno inserendo nei loro cataloghi modelli senza suola, a prima vista un po’ bizzarri. Non è raro, inoltre, andare a comprare la scarpa running di sempre e trovarla con un drop tra tallone e avampiede ridotto di un terzo. Ma che è successo?

E’ successo che un tal Christopher McDougall ha scritto il libro Born to Run, in cui promuoveva la corsa a piedi scalzi e che è rimasto nella lista dei best seller del New York Times per quattro mesi.  Raccontava di come una tribù di nativi americani fosse in grado di correre abitualmente lunghe distanze, anche 100 miglia,  senza incorrere negli stessi tassi di infortunio dei runners americani (che erano soliti utilizzare scarpe da running).

Il dibattito è aperto, c’è chi sostiene che le scarpe per il running tradizionale fanno più male che bene, chi sostiene che gli archi plantari sono degli ottimi ammortizzatori naturali.  Una cosa è certa, se corri senza scarpe, magari su asfalto, come lo faresti con un paio di Nimbus ai piedi, ti fai male sul serio. Si deve abituare pian piano la muscolatura e non atterrare con il tallone. Si deve correggere lo stile di corsa. E’ la cosa richiede un po’ di tempo. Consiglio della American Podiatric Association è di andarci cauti, visto che non ci sono studi sugli effetti a lungo termine, e di sentire il proprio ortopedico.  L’approccio prudente è di sicuro quello più saggio.

Ma chi va in fissa con il barefoot running deve per forza  correre a piedi nudi? anche sull’asfalto rovente o sul brecciolino che fa male male?

La risposta è no, e qui viene il bello, perché  ci sono scarpe, che vengono definite minimal, che hanno suole ridotte al minimo, a volte la tomaia fascia ciascun dito come farebbe un paio di guanti.

Le più note sono, sicuramente, le FiveFingers, con suola Vibram. Nella foto si è scelto il modello Bikila. Ma con le stesse caratteristiche di fondo ci sono tantissimi modelli (vedi i modelli FiveFingers).

Vibram FiveFingers

 

Anche un colosso del settore sportivo come Adidas voleva avere un modello di scarpe per il minimal running. Sono le Adidas Adipure e le analogie che le precedenti sono chiare.

Adidas Adipure
Adidas Adipure

 

Il toe-box delle New Balance Minimus è simile a quello di una scarpa standard. La suola è un po’ più strutturata, ma sempre minimale. Il drop tra tallone e avampiede è di 4 millimetri. La capacità di ammortizzazione…ridotta al minimo anche lei(vedi i modelli New Balance Minimus).

 

New Balance Minimus
New Balance Minimus

 

Poi ci sono le Merrel, che sul sito internet ha un programma di educazione al barefoot running, oltre a un modello minimal. Si chiama Merrel Glove(vedi i modelli Merrell Glove).

 

Merrel Glove
Merrel Glove

Ultimo modello le Saucony  Kinvara, che sono arrivate alla terza edizione. Possono essere considerate minimal perché sono leggerissime e senza accrocchi nell’intersuola. Riescono, comunque, a dare un’ammortizzazione superiore a quella che ci si immaginerebbe leggendo il peso sulla scheda tecnica.

Saucony Kinvara 3
Foto profilo autore Luca Negri
Autore: Luca Negri
Kayaker, maratoneta e sviluppatore per il web.
Ultima modifica il 30/10/2017 alle 20:54

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